giovedì 8 febbraio 2018

Forse c'è un modo perché Genova, almeno, non perda residenti...

Appurato che l'immediato futuro occupazionale a Genova riguarderà unicamente figure professionali come il pizzaiolo, il cameriere, il barista, il gestore di bed & breakfast, il guidatore di bike-taxi turistici, il venditore di zucchero filato e palloncini o il kebabbaro, figure rispettabilissime ma forse non perfettamente idonee a chi ha investito in una laurea o in studi specialistici, ci chiediamo se il Comune di Genova e Regione Liguria vogliano almeno agevolare in qualche modo chi è costretto ad andare a lavorare fuori Genova (non avendo trovato a Genova alcuna possibilità) mantenendo però la residenza a Genova.

Un modo forse c'è. Assicurare trasporti comodi, affidabili e puntuali (veloci no, perché l'alta velocità a Genova non ci sarà ancora per molti anni, aldilà della fragile propaganda di alcuni "ottimisti") ad un prezzo sostenibile e sussidiato dagli Enti Locali (e non a prezzi di mercato) per tutta la platea di chi è costretto a lavorare fuori Genova. 
Una platea che non può contare su sontuosi redditi ma che vorrebbe poter contare su condizioni di mobilità meno logoranti di quelle attuali.