venerdì 23 marzo 2018

Trenord is short of breath, a burst of overtime to make up for the shortage of personnel. Commuters are outraged.

Business Insider Italia
“Houston abbiamo un problema”. E si chiama Trenord. A due settimane dall’elezione di Attilio Fontana al Pirellone, il mondo dei pendolari la cui vita è legata a doppio filo alle vicende della società pubblica Trenord è in subbuglio. Mercoledì 21 marzo, a seguito dello sciopero del sindacato Or.S.a., il 100% dei treni si è fermato, lasciando a terra circa 350 mila lombardi.

A far scattare lo sciopero, le pesantissime accuse del sindacato, secondo le quali Trenord (50% di Regione Lombardia e 50% di Fs) violerebbe «il Contratto Collettivo Nazionale, il Contratto Aziendale, gli accordi sottoscritti». Secondo Or.s.a, infatti, l’azienda guidata da Cinzia Farisè, a causa della carenza di personale, imporrebbe agli assunti turni di servizio «sino a 10 ore di lavoro» continuativo, senza rispettare «il riposo minimo giornaliero». Per il sindacato «a oggi mancano 150 macchinisti e 100 capi treno», una situazione che impone ai dipendenti «straordinari che superano ampiamente il limite contrattuale delle 80 ore trimestrali e 250 annuali».

Business Insider Italia è venuto in possesso di alcuni documenti interni all’azienda inerenti agli straordinari, che suffragano le accuse del sindacato.

Nel 2017 le ore complessive di straordinario del personale di scorta, cioè i capi treno, sono state 731.390, per una spesa complessiva di 19.680.000 euro. A settembre 2017 si sono volatilizzati 2,4 milioni (72.135 ore), mentre nel mese precedente si era risparmiato, “solo” 2,3 milioni (70.115 ore)…  Stesso discorso per i macchinisti: sempre nel 2017 Trenord ha sborsato la bellezza di 14.628.000 euro (1,4 milioni ad agosto, uguale a settembre, idem a ottobre), per pagare le complessive 998.913 ore di straordinario effettuate.

Il sovra-utilizzo degli straordinari era uno dei 12 punti che l’Audit effettuato da Ansf (l’Agenzia per la sicurezza Ferroviaria) ad ottobre 2017 – reso noto da Business Insider Italia – aveva inserito tra le numerose mancanze dell’azienda.

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“Si è riscontrato che 337 agenti (condotta ed accompagnamento treni) nell’arco dell’anno 2016 hanno superato in maniera significativa il limite massimo di 250 ore di lavoro straordinario annuo previsto dall’art. 18 del CCNL (…) e non c’è evidenza di analisi delle cause delle anomalie e di azioni correttive adottate ad evitarne la reiterazione”, si leggeva nel documento. Per gli ispettori Ansf, poi, “da un controllo a campione (…) effettuato per tre agenti di condotta e tre di accompagnamento si è riscontrato in quattro casi (su sei, ndr) il mancato rispetto dei limiti minimi di riposo tra turni successivi (11 ore) e settimanale (35 ore)”.

Dopo lo scoop di Business Insider, i convogli di Trenord hanno vissuto un’impressionante serie di soppressioni. L’azienda ha incolpato prima i disagi dovuti agli strascichi dell’incidente di Pioltello, poi il maltempo, infine cause endogene. Tuttavia appare curiosa la coincidenza per la quale l’aumento dei controlli di Ansf sugli straordinari del personale (e il relativo blocco della parte extra contratto) e sull’utilizzo di materiale rotabile privo di revisione, sia coinciso col boom delle soppressioni.

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Una spiegazione di quanto sta avvenendo sui binari lombardi l’ha postata Stefano Rimazza sulla pagina facebook del Comitato pendolari Gallarate Milano: “Oggi ho parlato approfonditamente con una persona che lavora per Trenord. La sintesi della situazione è questa: manca il personale, la regione obbliga comunque Trenord ad effettuare un certo numero di treni coprendo certi orari (anzi mi ha detto che vorrebbero anche orari notturni), il personale non può più fare orari indecenti come fatti fino ad ora per coprire i turni mancanti, stanno facendo assunzioni e preparando nuovo personale, questa situazione andrà avanti ancora per un bel po’, sono costretti a fermare treni e a cancellarli per non sforare orari, che loro stessi quando devono prendere servizio partono molto prima perché non sanno se ci sono i treni… insomma una situazione di merda della quale loro sono vittime».

«Trenord è sempre più in crisi e allo sbando. Il neo Presidente della Regione Attilio Fontana deve aprire il dossier ferrovie perché è inaccettabile che nella più grande regione italiana venga reso un pessimo servizio ferroviario», ha tuonato Dario Balotta, ex responsabile trasporti di Legambiente. «La manutenzione dei convogli è paralizzata», aggiunge, «ogni giorno vengono soppressi un centinaio di treni e i ritardi si accumulano sempre più. Le proteste dei pendolari esasperati sono generalizzate su tutte le 21 direttrici regionali. I continui scioperi dimostrano che sono scadenti anche le relazioni industriali.

A nulla è valso l’arrivo in Trenord dall’Alitalia di un nuovo direttore del personale, Antonio Cucuini», conclude Balotta. Il riferimento è al nuovo manager cooptato da Trenord dalla ex linea aerea di bandiera (fallita) pochi giorni dopo lo scandalo dell’audit Ansf.

Cucuini ha sostituito l’ex direttore del personale, Giorgio Spadi, il quale ha mantenuto comunque la titolarità della pianificazione strategica (e lo stipendio da 220 mila euro annui). Trenord ha fatto sapere che ha già reclutato nell’autunno scorso tramite avviso pubblico oltre 200 nuovi lavoratori, i quali a breve entreranno in servizio. Fino a oggi però i disagi sono rimasti i medesimi e l’affidabilità idem. A crescere invece sono stati i costi pagati dalla società pubblica per i propri dirigenti. Non un buon segnale.